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aveva fatto una serie di tentativi andati a vuoto per sensibilizzare le massime auto-
     rità dello Stato e gli altri scienziati, ma il processo decisionale era ormai inesora-
     bilmente    avviato verso l'impiego delle nuove armi nucleari. La sottocommissione
     scientifica dell'Interim Committee formata da Fermi, Oppenheimer, Lawrence e
     Compton non era persuasa che una dimostrazione avrebbe assicurato una rapida
     fine della guerra nel Pacifico. Alla fine di giugno i membri scrivono nel loro
     rapporto ufficiale all'Interim Committee: «Ci è stato chiesto di fornire un parere
     sull'impiego iniziale della nuova arma. [ ... ] Le opinioni dei nostri colleghi
     scienziati non sono unanimi e vanno dalla proposta di un'applicazione puramente
     tecnica a quella di un'applicazione militare più adatta a indurre i Giapponesi alla
     resa. [ ... ] Non siamo in grado di proporre alcuna dimostrazione tecnica suscetti-
     bile di fare finire la guerra; non vediamo alcuna alternativa accettabile all'impiego
     militare diretto». Il6 e i19 agosto una bomba all'uranio e una bomba al plutonio
     vengono sganciate rispettivamente sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.
     Il 15 agosto cessano le ostilità .

                                                                                  La nascita della big science
         1946 Già a partire dall'autunno del I945 molti degli scienziati che avevano
                lavorato al Progetto Manhattan si mobilitano per sottrarre ai militari
        il programma statunitense di sviluppo dell'energia atomica e per indirizzare le
        ricerche sulla nuova fonte di energia verso scopi pacifici e socialmente utili.

         Viene fondata la Federation of Atomic Scientists, cui aderiscono molti dei
        partecipanti al Progetto Manhattan, con lo scopo principale di informare 1'opinione
        pubblica sui problemi dell'energia atomica, Fermi non si iscrive a questa associa-
        zione, ma prende immediatamente posizione sulla questione dell'abolizione del
        segreto militare, una condizione che considera fondamentale per uno sviluppo
        della ricerca scientifica basato sulla libera circolazione di idee e risultati. Fermi
        afferma con forza anche la necessità di un «libero sviluppo delle applicazioni
        dell'energia nucleare al riparo dalla minaccia di un impiego militare delle nuove
        scoperte». Questi obiettivi naturalmente suscitano la più totale ostilità dei militari
        e di importanti settori del mondo politico. Va sottolineato che Fermi sostiene la
        necessità che la produzione di armi resti sotto il controllo dei militari. Nel mese
        di maggio Fermi viene invitato a parlare in pubblico di energia atomica e
        sceglie come argomento le applicazioni pacifiche dell'energia atomica (Atomie     Enrico Fermi e Walter Zinn
        Energy for Power [L'energia atomica come risorsa energetica]). Tra il I944 e il I945,    (USA, 1946)
        fin dai primi stadi dello sviluppo dei reattori, si era fortemente interessato alla
        possibilità di usarli per produrre energia; in particolare aveva subito considerato la
        produzione in un reattore di più materiale fissile di quanto ne fosse impiegato,
        cioè la possibilità di reattori autofertilizzanti (Diseussion on Breeding; Relation
        of Breeding to Nuc/ear Properties [Discussione sull' autofertilizzazione; Relazione tra
        autofertilizzazione e proprietà nucleari]). In una pila che utilizza uranio naturale
        questo significa produrre più plutonio rispetto all'U-235 consumato. Enrico Fermi
        è talmente convinto dell'importanza pratica di sviluppare reattori autofertilizzanti
        da incoraggiare Zinn, direttore del laboratorio di Argonne, a progettarne e a
        costruirne uno. Il primo impianto commerciale di questo tipo sarà chiamato
        "The Enrico Fermi Atomic Power Plant", Dopo la fine della guerra Fermi si
        trasferisce all'Università di Chicago dove Compton vuole affidargli la direzione

                                                                                  L'opera scientifica di Enrico Fermi     I 171

        Luisa Bonolis
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